Montecappone e Mirizzi: la filosofia produttiva.

Il produttore, per svolgere bene il proprio lavoro, deve essere al servizio del territorio, cercando di valorizzarlo in maniera neutrale e dolce, senza interpretazioni originali e stravaganti bizzarrie. Tuttavia esiste un comune denominatore nella mia attività di produttore di vino che costituisce il punto d’incontro fondamentale con tutti coloro che collaborano con me a vario titolo (enologi, agronomi, cantinieri). Tale punto è costituito dalla valorizzazione dell’originalità del territorio nel prodotto, che deve essere localizzabile e riconoscibile da parte del consumatore. Su questo non sono possibili deroghe, in quanto la diversificazione dei vini a seconda della loro origine costituisce l’essenza del vino stesso ed il motivo principe dell’esistenza di tanti appassionati in questo settore. Nessun altro prodotto ha questa caratteristica e nessun’altra pianta come la vite ha la capacità di trasferire nel proprio prodotto l’anima del territorio. Per valorizzare l’originalità del territorio alcune scelte sono obbligate: tra queste l’adozione di vitigni tardivi (e preferibilmente autoctoni) per la zona nella quale sono coltivati, la raccolta in condizioni di maturazione ottimale (tendenzialmente anticipate rispetto al comune operare), l’utilizzo di tecniche enologiche che consentano la massima espressione dell’originalità territoriale. Alcuni punti meritano una precisazione: l’adozione di vitigni tardivi è necessaria in quanto quelli precoci, particolarmente nelle zone calde, maturano con temperature elevate che degradano le sostanze aromatiche caratteristiche delle uve e determinano la formazione di altri composti, di origine ossidativa, che danno una nota aromatica omologata in quanto molto simile nei diversi territori e vitigni. Questo è dimostrato anche da recenti ricerche scientifiche che mostrano come i composti responsabili di questo tipo di aroma siano esattamente gli stessi indipendentemente dal vitigno di provenienza. Per quanto riguarda le tecniche da utilizzare, ritengo che la tecnologia non sia buona o cattiva, né abbia un senso rifuggirne totalmente, ma che sia invece il suo scopo a fare la differenza. Quando il virtuosismo tecnico consente di valorizzare le caratteristiche delle uve e del territorio (ad es. limitando l’ossidazione che é un elemento di omologazione), é sicuramente bene accetta mentre ne evitiamo l’utilizzo quando introduce elementi sensoriali che si sovrappongono alle caratteristiche delle uve di partenza. In concreto i vini che la Montecappone produce sono intensi agli aromi, di buon corpo e soprattutto integri non ossidativi e puliti.
Gianluca Mirizzi